lunedì 11 agosto 2014

CONTABILITÀ DI MAGAZZINO

La CONTABILITÀ DI MAGAZZINO è l'insieme delle rilevazioni dei movimenti dei beni, finalizzate a determinare la composizione qualitativa, quantitativa delle scorte aziendali e al loro controllo. La composizione qualitativa esprime le caratteristiche delle rimanenze; la composizione quantitativa rappresenta il livello delle scorte in un momento; la composizione monetaria individua il valore delle sc...orte di un determinato bene e dell'intero magazzino. I principali scopi della contabilità di magazzino sono:

Il controllo dei costi delle merci;
Il controllo del livello delle scorte e ridefinizione dei parametri di gestione dello stock aziendale;
Il controllo delle operazioni di carico e scarico;
Definizione della scorta virtuale in un determinato momento;
Indicazione del livello di scorta utile alla redazione del piano aziendale degli acquisti;
La valorizzazione delle commesse di produzione interne.

sabato 2 agosto 2014

Ecco quanto costa un POS

 Secondo i dati resi pubblici dal Tavolo di confronto istituito dal MISE, dotarsi di dispositivo per accettare i pagamenti con carte costa in media da 25 a 180 euro l'anno, a seconda della tecnologia scelta


L’onere medio che un esercizio commerciale o un professionista sostiene per dotarsi di un POS varia da un minimo di 25-60 euro l’anno ad un massimo di 120-180 euro a seconda della tipologia delle apparecchiature prescelte.
E’ quanto è emerso al termine delle prime due giornate di confronto avviate dal Ministero dello Sviluppo Economico in seguito all’entrata in vigore, dal 1 luglio scorso, dell’obbligo di accettazione per esercenti e professionisti dei pagamenti di importo superiore ai 30 euro con carte di debito. Il tavolo è stato condotto insieme alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’esigenza di promuovere in Italia l’uso di questi sistemi di pagamento è confermata dall’evidenza che il sistema italiano dei pagamenti si caratterizza per una maggiore incidenza delle transazioni regolate attraverso il contante, ben oltre l’80% del controvalore totale, rispetto agli altri principali Paesi europei, dove non si supera il 60%.
Il tavolo di lavoro ha già svolto due riunioni dedicate al confronto con i rappresentanti dell’ABI, dell’AIIP (Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica), del Consorzio Pagobancomat, dei gestori dei circuiti internazionali Visa e Mastercard e di alcuni operatori di mercato attivi in particolare nel settore dell’acquiring.
Nel corso degli incontri sono stati acquisiti dagli intermediari e dalle loro associazioni dati utili per l’analisi dei costi che esercenti e professionisti devono sostenere per dotarsi di un terminale di accettazione di carte di debito, mettendosi quindi nella condizione di rispettare il dettato normativo attualmente in vigore. A questo proposito, i dati sugli oneri dell'utilizzo del POS resi pubblici da più fonti nelle ultime settimane, presentano notevoli differenze da quelli emersi dal tavolo, e quindi appare utile fare chiarezza sulle componenti e la loro quantificazione.
Dal primo confronto sul tema è emerso che tali costi presentano una componente fissa e una variabile.
I costi fissi coprono la disponibilità dell’apparecchiatura POS e dipendono dalle diverse funzionalità che il terminale può offrire e dal tipo di tecnologia utilizzata per il collegamento. I terminali più innovativi, il cui funzionamento è basato su un collegamento via internet o attraverso una rete mobile sono, di regola, meno costosi rispetto a quelli tradizionali, collegati alle reti interbancarie dedicate.
Il costo fisso per i terminali più innovativi si aggira in media intorno ai 2-5 Euro mensili, mentre per le apparecchiature più tradizionali la media è di 10-15 Euro mensili. L’onere che in media deve sostenere un esercente o un professionista per dotarsi di un POS è quindi mediamente intorno ai 25-60 Euro all’anno nel primo caso e a 120-180 Euro nel secondo.
I costi variabili sono, invece, legati al numero e all’ammontare delle transazioni effettuate dalla clientela e dipendono dal tipo di circuito utilizzato. L’utilizzo dei POS consente peraltro di ridurre l’impatto dei costi legati all’utilizzo del denaro contante, che sono complessivamente stimati intorno al 1-1,5% rispetto all’entità delle transazioni.
Spesso le due componenti di costo (fissa e variabile) sono fra loro collegate: a costi fissi più alti possono essere associati costi variabili più bassi (e viceversa). Su questi costi impattano anche il decreto che regola le commissioni applicate alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento (cd. merchant fee) del 14 febbraio 2014 e gli interventi normativi europei in discussione a Bruxelles, inclusa la proposta di Regolamento comunitario sulle interchange fee degli schemi di carte.
Secondo quanto emerso negli incontri, esistono già oggi sul mercato soluzioni che offrono diverse combinazioni di servizi e condizioni, fra le quali ciascun esercente o professionista può scegliere quella più adatta alle proprie esigenze, in base alle sue previsioni di utilizzo e ai collegamenti disponibili. Alcuni operatori di mercato hanno anche lanciato delle offerte commerciali che prevedono, nell’ambito di un più ampio pacchetto di servizi, la disponibilità gratuita del POS.
Recondo quanto riporta una nota del ministero, gli interlocutori coinvolti nelle discussioni del tavolo hanno manifestato la loro piena disponibilità a continuare a compiere ogni sforzo per rendere l’offerta di questa tipologia di servizio il più possibile flessibile e conveniente, in linea con le esigenze delle singole categorie interessate dal decreto. La crescita del numero delle transazioni che ci si attende come risultato dell’entrata in vigore del decreto consentirà lo sviluppo di economie di scala e l’intensificazione delle pressioni concorrenziali in grado di ridurre ulteriormente i costi.
Il tavolo di lavoro proseguirà i suoi approfondimenti monitorando gli effetti del decreto sul mercato, sia in termini di volumi sia di prezzi. Saranno organizzati ulteriori incontri, in particolare con le organizzazioni di categoria dei commercianti, degli artigiani e dei professionisti, per condividere i risultati di questo monitoraggio e per favorire una più ampia diffusione dei pagamenti elettronici nel nostro Paese e una corretta ripartizione dei costi e dei relativi benefici tra tutti i soggetti interessati.

sabato 26 luglio 2014

ESENZIONE CANONE RAI

 
C’è tempo fino a giovedì 31 luglio per richiedere l’esenzione dal pagamento del canone Rai. Per fruire dell’agevolazione, occorre aver compiuto 75 anni entro il termine di pagamento del canone, aver posseduto nell’anno precedente (insieme con il coniuge convivente) un reddito complessivo non superiore a 6.714 euro, non convivere con altre persone - diverse dal coniuge - titolari di reddito. La scadenza del 31 luglio riguarda tutti coloro che sono interessati a beneficiare dell’agevolazione a partire dal secondo semestre e che, prima di tale data, hanno maturato i requisiti (quando si fruisce dell’esenzione per la prima volta, la richiesta va presentata entro il 30 aprile). L’abolizione del canone per i non più giovanissimi è stata introdotta dalla Finanziaria 2008 (articolo 1, comma 132, della legge 244/2007). Le regole per poterne usufruire e per richiedere l’eventuale rimborso di quanto versato per gli anni 2008-2010, sono state chiarite dalla circolare 46/E del 2010. I requisiti devono essere riferiti ai redditi dell’anno precedente a quello per il quale si chiede l’esenzione. Confluiscono nel reddito rilevante ai fini della fruizione dell’agevolazione, oltre a quanto dichiarato con Unico (o con il 730) ovvero a quanto indicato nel Cud, anche i redditi soggetti a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo d’imposta (ad esempio gli interessi sui depositi bancari e sui titoli di stato), le retribuzioni percepite da enti e organismi internazionali, da rappresentanze diplomatiche o consolari e dalla Santa sede o altri enti della Chiesa cattolica, e i redditi esteri non tassati in Italia; ne restano esclusi, invece, i redditi esenti (ad esempio le pensioni di guerra o di invalidità), i trattamenti di fine rapporto di lavoro e le relative anticipazioni, i redditi dell’abitazione principale e delle sue pertinenze e quelli soggetti a tassazione separata. Per le annualità successive, i contribuenti possono continuare a beneficiare dell’agevolazione senza procedere alla presentazione di nuove dichiarazioni. Ovviamente, se si perdono i requisiti (ad esempio, per superamento della soglia del reddito), il canone tornerà a essere dovuto e andrà versato spontaneamente. La dichiarazione sostitutiva, redatta su apposito modello disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, deve essere inviata con plico raccomandato, senza busta, all’Agenzia delle Entrate - Ufficio Torino 1 Sat - Sportello abbonamenti Tv - Casella postale 22 - 10121 – Torino, oppure, in alternativa, può essere consegnata a uno degli uffici territoriali delle Entrate.

giovedì 24 luglio 2014

NATURA DELLE IMPOSTE



Le Imposte sono prestazioni patrimoniali, laddove la volonta del soggetto non vi concorre (principio elaborato dalla dottrina tedesca). Accanto alle Imposte vi sono le TASSE, che comportano la richiesta di un determinato servizio. Con gli anni tale distinzione tra Imposte e Tasse si e affievolita;
e vi sono altre entrate (contributi, canoni..) laddove e difficile distinguere dove finisce il profilo dell’obbligatorieta e dove assume rilievo quello della libera scelta dei soggetti.
Altra distinzione si ha tra Imposte “personali”, che tengono in considerazione la condizione
personale del soggetto (es.: IRPEF) e Imposte “reali”, dove invece non ha alcun rilievo la condizione personale di ogni soggetto.
Nel caso dell’IRPEF il legislatore tiene in considerazione la situazione personale del soggetto con 2
meccanismi: deduzioni e detrazioni. Con le deduzioni si sottrae dal Reddito, con le detrazioni si
sottrae dall’Imposta.
Deduzioni:

si sottrae dal “reddito imponibile lordo”, per arrivare al “reddito netto”; le deduzioni coincidono gli oneri deducibili –previsti dall’art. 10 del T.U. delle Imposte Dirette –che sono le
spese che affronta ogni soggetto. L’elencazione operata dall’art. 10 e tassativa (ma le voci elencate
all’art 10 possono subire, anno per anno, delle modifiche), sono ad es. deducibili: le spese per
interessi sui mutui (in una certa percentuale), le spese per l’istr. Universitaria, le spese sanitarie,
ecc…
Detrazioni:

sono cifre fisse (a differenza delle deduzioni!), e sono riferibili alla condizione personale del soggetto: se e coniugato, se a figli a carico…
Con questi 2 strumenti si personalizza quindi l’Imposta, realizzando tuttavia una “discriminazione
quantitativa”.
Analizziamo la procedura:
1. si sommano i redditi delle singole categorie (e si ha il “reddito lordo”)
2. dal reddito lordo si sottraggono le spese (oneri deducibili) e si ottiene il “reddito netto”
3. sul reddito netto si calcola l’imposta lorda
4. dall’Imposta lorda si sottraggono le “detrazioni” e si ottiene “l’imposta netta”.
Alta distinzione di rilievo e quella tra

Imposte Dirette ed Imposte Indirette:
le Imposte Dirette esprimono direttamente la capacita contributiva del soggetto, e possono essere sul
reddito.. o sul patrimonio. Imposte Dirette sul reddito sono: l’IRPEF, l’IRES
Le Imposte Indirette sono invece imposte sui consumi (IVA) o sui trasferimenti (Imposta di Registro).